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    6-12-2007

    la poesia è forse parte essenziale nel carisma di una persona

    il modo migliore per descrivere una cosa è descrivere tutto ciò che ci sta intorno e accennare eventualmente, in modo molto schivo, la cosa.
     
    è almeno il modo migliore per trasmettere all'altro come noi percepiamo la cosa.
     
    è un po' il concetto di poesia.
    5-12-2007

    errori e riflessioni derivate

    questo intervento sarà strutturato in 2 parti, una di passaggi logici, una sorta di premessa, e l'altra di conclusione/teorizzazioni. viene da una conversazione (kilometrica) con dann (come tutti gli ultimi 3 interventi direi), quindi i passaggi logici sono frasi dette da me o da dann prese dalla discussione e sintetizzate, funzionali a esprimere il filo logico che porta alla mia (nostra forse) teorizzazione.
     
    1:
    si può definire errore una esperienza che ti dà.. esperienza?
    si può definire errore ma non con una accezione negativa
    se consideri un errore negativo a priori sbagli
    un evento è un errore se porta più male che bene
    una cosa è un errore se non ti porta alla soluzione del problema, ma cmq ti avvicina e quindi non può essere considerato totalmente negativo
    se mettessimo sul piatto di una bilancia il male subito e il bene creato sarebbero pari
    alcuni errori pendono più sul male, altri più sul bene
    io faccio un errore che mi dà del danno, ma magari se non avessi fatto quell'errore in quel momento.. in futuro avrei avuto più danno.
    non si può tra l'altro sapere se sarebbe andato meglio o peggio il futuro senza quell'errore
    quindi gli errori non esistono, merda (lol, ce la dovevo mettere questa)
    uno che cade in motocross e rimane paralizzato è errore e basta
    ma è di monito ad altri
    ma è di stimolo ad altri perchè è pericoloso
    ma quella è selezione naturale, i dissociati e gli stupidi soccombono
    a seconda del lasso di tempo che consideri un errore può essere considerato tale o no
    l'errore va contestualizzato
    più allarghi il contesto (in senso meccanicistico, quindi tempo + circostanze+ effetti ecc ecc), più l'errore diventa "evento", cioè con accezione negativa nulla
    -------------------------------separè per seconda parte della prima parte--------------------------------------
    il contesto genera un errore, che genera esperienza, che va ad arricchire l'individuo, e l'individuo essendo arricchito vive diversamente il contesto, che magari genera sempre la stessa roba, ma poichè l'individuo ha più esperienza (e quindi sensibilità) vede più problemi ecc ecc.
    quindi col progredire della vita uno dovrebbe avere sempre più problemi perchè ha sempre più sensibilità
    oppure con la sensibilità aumenta l'esperienza, quindi il grado di sbattito è uguale
    però dipende, i problemi pratici aumentano, quelli spirituali diminuiscono
    un essere integro però potrebbe non vivere i problemi pratici male, perchè per esempio i problemi motori sono una condizione naturale con l'avanzare dell'età
     
     
     
    2:
    un errore è un evento. un evento con aspetti negativi. verrà tenuto come esempio un bimbo che viene punto da un'ape.
    io sono bimbo, mi pungo con un ape, nel contesto piccolo ho un danno vicino al 100% (nel punto dove sono punto (haha) muoiono tutte le cellule, soffro per il dolore, nell'istante immediato il mio cervello recepisce soloil dolore). già un istante dopo il mio cervello elabora un "le api pungono, non devo più giocare con le api", e il corpo parte con le sue difese dal veleno, l'evento rimane errore per una percentuale di incidenza di poco superiore al 50% per dire. il mio cervello rielabora a livello più strutturale e diventa un "non si mangiano le api, sennò sono cazzi", e la mamma mi mette l'ammoniaca sul ditino che si disinfetta, l'errore scende sotto il 50%, considerando anche che se non mi fossi punto sul dito magari avrei potuto mangiarla un'ape, e rimanere soffocato. fra un milione di anni chi se ne fotte, quasi 0% di errore, se non che ai suoi eredi è rimasto un circuito in più nel cervello di memoria genetica forse, ma cmq tutti gli eventi si slegano sempre di più dal fatto che io bimbo mi sono punto con un'ape.
     
    intuitivamente, se sull'asse x di un grafico mettiamo il contesto (tempo + ampiezza del sistema considerato), e la funzione (la y quindi) rappresenta la componente di errore in un evento, quindi diciamo il rapporto errore/evento (considerando come evento un evento a componente di errore nulla), abbiamo che il grafico sarà più o meno una iperbole, frattale però, ma sicuramente abbiamo che per x=0 la y sarà infinita, e per x=infinito avremo y=0 (se consideri l'immediato tempo, e il contesto piccolo, cioè le cellule intaccate, il danno è massimo, se vai al bimbo e a qualche secondo dopo c'è il fattore esperienza che è una cosa positiva, se guardi l'ecosistema, o l'universo, il danno è nullo). quello che succede in mezzo sono cazzi ma dovrebbe essere una equazione del tipo x*y=costante. cioè una iperbole ruotata. come un grafico di proporzionalità inversa. visto che la x comprende infinite variabili, perchè tale è un contesto nel nostro universo, il grafico sarà mooooolto variabile, anche se in linea di massima avrà questo andamento. in pratica la x stessa andrebbe espressa con l'equazione diddio.
     
    cioè più amplifichi il sistema considerato, meno l'errore è errore
     
    con lo stesso grafico puoi esprimere la probabilità di errore, anche in tre dimensioni, mettendo su asse x e z rispettivamente tempo ed esperienza, o contesto meccanicistico ed esperienza, o quel cazzo che t pare, e sulle y la probabilità di errore.
     


    teorizzazioni sfuse:

    l'errore genera esperienza; il contesto è la misura dell'esperienza; l'esperienza esiste dove esistono i problemi, altrimenti no; contesto---->problemi--->affrontare i problemi---->errore o successo------>esperienza; l'esperienza non deriva solo dagli errori ma anche dal successo, quindi dipende solo strettamente dai problemi, e dall'affrontarli. l'esito positivo o negativo influisce solo nella forma dell'esperienza, ma la aumenta comunque. l'esperienza è entropica oserei dire. come d'altronde lo è il cervello e la maggior parte dei sistemi olografici.

    aaah betty betty..

    mi lascio ispirare dal tuo modo di essere per asserire:
     
    se si prendono le cose con senso della competizione anche quando non serve ci si preclude la possibilità di crescere e di acquisire esperienza (in senso lato, quindi anche sensibilità, intelligenza, ecc ecc) (si, mi piace specificare quando è in senso lato e non in senso aborigeno) (tutto rispetto per gli aborigeni che stanno meglio di me) (per ora) (..forse..) da quelle cose e in quegli aspetti dell'esistenza a cui quelle cose sono legate.
     
    perciò in linea di massima più si abbassano le braghe in ogni circostanza e meglio è, a meno che il contesto non lo richieda (esempio, competizione sportiva, vinco dei soldi, oppure non so, un leone ti attacca ed è più importante difendersi e ucciderlo piuttosto che acquisire esperienza sul dialogo con una forma di vita carnivora e priva di sensibilità umana, magari affamata anche, o chessò.. sulla velocità con cui un uomo può morire dissanguato con tot ferite da denti di leone della tal età)
     
    ok erano esempi stupidi e non c'entravano, ma era divertente esercitare del sarcasmo sullo stile di mio zio. solo che gli esempi dove c'è da tener su le braghe sono molto difficili.. anche perchè forse non esistono per queste cose spirituali.. perchè tener giù le braghe è sempre il modo migliore per tirare fuori il meglio dall'altro.. se esistono persone che tirano fuori il meglio solo se fai l'arrogante io non ne conosco credo.

    essere e volontà

    c'è quello che siamo, e quello che vogliamo. queste 2 cose non escono mai pure, se non nella pancia della mamma. escono sempre deviate, sempre. puoi calare questa cosa il più possibile con gli anni (e con la biodanza asd), ma un briciolo ce ne sarà sempre, e poi è anche giusto che ci sia, visto che viviamo in una società. ma sviluppare feticismi è da evitare. ci si trova ad attirare "contesti" (in senso molto lato, meccanicistico oserei dire) che ci paiono in contrasto col nostro essere. se si ha questa sensazione è un chiaro segnale di questo fenomeno della "deviazione".
     
    sia il modo di essere che esce, che le volontà che escono, hanno 2 componenti, una diciamo così "autentica", e l'altra diciamo così "deviata". sono intersecate, perchè una cosa autentica si può fare strada tra le deviazioni (esempio classico quella che si fa il tipo perchè gli piace e poi si piange addosso perchè era uno stronzo che l'ha illusa ma in realtà sotto sotto gli interessava solo andarci ma deve giustificare la cosa presso il suo schema morale blabla), così come una deviazione può deviare una deviazione opposta e fare uscire una cosa autentica. se si ha la percezione inizialmente descritta significa che c'è un grado di "non autenticità" o nel proprio modo di essere, o nella propria volontà. si percepisce un contesto come sfavorevole, e si attribuisce l'avvento di questo contesto a un proprio modo di essere, allora o che il proprio modo di essere è deviato, o che si pensa di volere qualcosa che non si vuole.
     
    esempio "ma io attiro solo le ragazze con istinti suicidi e che CI piace il sesso sadomaso, invece vorrei una ragazza solare, che ascolta britni spirs e adora i preliminari su di lei". o che il modo di essere del soggetto, e di porsi agli altri, non è naturale, e quindi attrae persone che interagiscono con una parte di lui non vera, e quindi persone non adatte a lui, o che la sua volontà della ragazza solare blabla che si veste di bianco non è sua, ma è magari suggerita dal contesto sociale, o dall'educazione, insomma in generale (chepalle oh, sei banale e ripetitivo) dal.. SUPEREGOOO!!! IEEEE!!!
     
    scusate se uso sempre esempi sul sesso ma sono i primi che mi vengono in mente XD
     
    ciao
     
    p.s.: potrebbe essere anche che una parte di noi sappia che una cosa ci spaventa e ci costringerebbe a cambiamenti repentini, o semplicemente cambiamenti (a seconda del grado di debolezzzzzzzzzza nostra interiore), e ci manovra per non farci affrontare quelle situazioni. rientra nel secondo caso, cioè pensi di volere una cosa ma in realtà ne hai paura e non sei pronto per averla, quindi di fatto non la vuoi

    considerazioni sul sesso

    al vampyria ho avuto modo di banchettare con la sandra (sposata, 2 figli) e la cuoca (accompagnata da millenni) (elisa mi pare, facciamo finta di sì), due persone non adolescenti, tutte e 2 over 30 ma non svelo di quanto, metti che vogliono sembrare più giovani.. porto 2 frasi di rilievo su cui strutturo la sega mentale
     
    S: "see sei giovane, prima o poi la passione finisce"
    D: *guarda la cuoca con sopracciglio destro alzato*
    E: "vabeh ma ok, col tempo finisce la passione e l'impeto dei primi tempi, ma poi c'è la complicità, c'è l'intimità, ci sono altre cose.."
     
    sega mentale e conseguente teorizzazione:
     
    in tutti gli aspetti di un rapporto, compreso quello sessuale, probabilmente c'è una componente iniziale di impulso, e una finale di.. assimilazione mi viene da dire. agli inizi si può solo "intuire" ciò che può venire dall'altra persona, sia a livello interiore che a livello materiale. essendo questo tipo di sollecitazione molto subconscia, tocca le parti primitive di noi, non tocca le singole esperienze ma la struttura derivata da gruppi di esperienze (anche per quanto riguarda la matrige ereditaria del cervello), e questo genera impulso molto animale ed emotivo (elettrochimico per lo più), che nell'aspetto sessuale si tramuta in appetito sessuale impulsivo, nell'aspetto affettivo si tramuta in forte bisogno dell'altra persona, nell'aspetto intellettuale si tramuta nel fascino. col passare del tempo le cose da impulsive e "animali", insomma da cose che risiedono in fondo nel cervello, affiorano e vanno a intasare anche la corteccia, un po' direttamente da fuori con le esperienze dirette, un po' da dentro perchè le esperienze dirette si ricollegano a ciò che si era "percepito". e l'aspetto affettivo, che prima era un animalesco "bisogno" dell'altro, diventa un legame. l'aspetto intellettuale, che prima era un animalesco percepire il "fascino" dell'altro si trasforma in conoscenza dell'altro. e l'aspetto sessuale, da animalesco impeto di appetito, diventa intimità e complicità con l'altro. a tutti i livelli si può generalizzare come un "il sentire l'altro diventa un comprendere (in senso retrò, che è un mix di assimilare e conoscere e integrare e farsi integrare da) l'altro".
     
    forse ho dimenticato dei livelli all'interno di un rapporto, ma dovrebbero essere poi tutti più o meno riconducibili a quei 3 macroinsiemi.
     
    p.s.: per sfizio, puntualizzo dicendo che ognuno di questi aspetti se lo si va a frenare si ha presumibilmente un decadimento della parte impulsiva (che ha base più elettrochimica che strutturale) che è uguale, o eventualmente accelerato perchè non supportato da adeguato carico di esperienze, mentre la profondità massima che si può raggiungere nella fase "matura" ne sarà intaccata perchè non ci sarà la parte impulsiva a generare energia per "assimilare" l'altro
    p.p.s.: per sfizio, c'è sempre il superego che rompe il cazzo :)
    3-12-2007

    star wars

    ogni volta che guardo sta 6logia mi rendo sempre più conto che è una specie di bibbia.. tocca ogni cosa, la collego a tutto. ci sono dei passaggi che mi fanno venire la pelle doca da quant'è la materia che rievocano. c'è tutto =| mi sento sfigato ad elogiare un film di fantascienza a sto modo, però la filosofia della "forza" e tutto quello che ci è stato creato su non è qualcosa di banale
     
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